Quelli che sparano sulla Croce Rossa

Immaginiamo una situazione del genere: hai avuto una disgrazia in casa. Un vicino del piano di sopra, con cui non sei mai stato in buoni rapporti, per vari motivi, suona alla tua porta e si mette a disposizione. Hai bisogno di aiuto? Ti dice. Tu sei stupito e perfino un po’ preoccupato. Che vorrà costui? Ma, siccome tu hai davvero bisogno di aiuto, lo inviti a entrare. Ma, pensi, forse vuole qualche cosa in cambio? No, a quanto pare non chiede niente in cambio. Vuole solo aiutare. Viene in casa, ti dà una mano, pulisce il gabinetto, disinfetta il soggiorno, ti fa da mangiare e lava i piatti. Tutto è normale. Stasera e ne va. Dovresti essere contento.


E tu che fai? Invece di ringraziarlo, ti metti a gridare alla finestra che un malintenzionato si è introdotto di soppiatto in casa tua. Che vuole portarti via il televisore, che è venuto per spiarti. Che vuole comandare in casa tua, anzi ti vuole far prigioniero.

Il vicino, ragionevolmente, penserà che o sei scemo, o che lo sei diventato. Penserà che la disgrazia ti ha fatto perdere la testa. Comunque, prima di andarsene, una cosa te la dirà. Che sei un ingrato e anche che, peggio per te, la prossima volta non mi vedi più nemmeno col binocolo.


Quello che qui è raccontato è accaduto sul serio (si fa per dire) in Italia. La Russia ha mandato quattordici aerei carichi di aiuti, accompagnati da personale altamente specializzato per aiutare il nostro paese. La gente ha accolto con calore il vicino di casa. Ma a qualcuno non è piaciuto.

Un certo Jacopo Jacoboni, specializzato nella diffusione di germi di una malattia – a quanto pare molto infettiva – chiamata russofobia, si mette a scrivere, su un giornale notoriamente russofobico come lo è La Stampa, un’ampia “serie di scempiaggini, al limite del caricaturale” (come ha ben scritto il prof. Angelo Dorsi), contro il vicino di casa. Accusandolo – in base a misteriose fonti, probabilmente vicine all’Atlantic Council – di essere venuto non ad aiutare ma a sfruttare maliziosamente le nostre disgrazie. Anzi a “spiare”, infiltrando agenti del Servizio Segreto Militare (GRU) nelle nostre caserme.

Ma quelli – direte voi – non erano andati a disinfettare gli ospizi per anziani? No, risponderebbe il prode Jacopo Jacoboni, è un’operazione diversiva classica. Non invasero così anche l’Afghanistan?
Il vicino si è irritato.Come dargli torto?

Prima ha replicato l’Ambasciatore, poi un portavoce del Ministero della Difesa (visto che la squadra di soccorso era tutta composta di specialisti militari). Non l’avessero mai fatto! Jacopo Jacoboni è diventato il campione della libertà di stampa, “minacciata dalla Russia”.

Sono entrati in campo, a sua difesa e esaltazione, il direttore della Stampa, Molinari, seguito dalla coorte di intrepidi del Comitato di Redazione; l’editorialista di Repubblica Bonini (che ci ha rivelato come perfino il suo direttore sia stato oggetto di minacce, senza specificare quali); la Fnsi (quella congrega di smemorati che non sa chi sia Julian Assange); Matteo Renzi, subito doppiato da Gennaro Migliore, di Italia Viva (me lo ricordo a Porto Alegre quando, insieme a Bertinotti, aspettava davanti a me di stringere la mano a Hugo Chavez) ; l’Associazione benemerita Art. 21 (della Costituzione), addirittura con due commenti, quello di Riccardo Cristiano e quello di Graziella Di Mambro, Forza Italia; +Europa; il Partito Radicale, a corto di quattrini; perfino Fratoianni.


Insomma tutto il parterre atlantico, senza eccezione alcuna. Lo stesso Jacopo Jacoboni, finalmente assurto ai vertici della fama, ha ribadito, sparando anche lui sulla Croce Rossa dei soccorsi: “La libertà di espressione e il diritto di critica sono valori fondamentali del nostro Paese, così come il diritto di replica”.

Non è escluso che la RAI o l’AGCom lo mettano a capo di qualche fact checking group.Non ha ottenuto che il premier Conte richiamasse l’ambasciatore d’Italia a Mosca, ma è riuscito a ottenere, forse con le sue entrature nella Nato, che il ministro della Difesa e quello degli Esteri italiano si associassero alla sua difesa.


Per fortuna gli aerei cargo russi sono arrivati con i serbatoi quasi pieni e potranno tornare a casa senza problemi. In caso contrario gli avremmo rifiutato il carburante.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.