I MIEI CINQUE CENT SULLA CINA

Dopo essermi sorbito una decina di talk show, una ventina di editoriali e la faccia di Mattarella e Fico a fianco dell’imponente Xi Jinping, faccio alcune considerazioni.
Primo: cosa c’è di male nella visita della Cina all’Italia? Io non ci vedo niente di male. Xi è venuto con delle proposte, noi abbiamo segnalato di essere interessati. E, una volta tanto, abbiamo preso l’iniziativa.
Secondo: La Cina si affaccia energicamente sul mercato mondiale, e quindi anche sul nostro, non con le sue cannoniere e i suoi missili, ma con capitali e merci. Per ora non c’è niente da temere. Fra venti anni, se ci arriviamo, forse. Ma ora proprio niente. Capitali e merci vogliono dire lavoro anche per noi. Dunque bene. Se ci piacciono i capitali cinesi li possiamo accettare, a un buon tasso. Se non ci piace il tasso, o il rischio, non siamo obbligati a niente. Forse loro ci chiederanno di comprare asset e territorio, leggi porti, ferrovie e autostrade. Ma possiamo rispondere di no e non ci potranno obbligare. Se saremo capaci di difendere la nostra sovranità, nessuno ce la potrà portare via. Intanto sicuramente meglio loro che i Benetton.
Terzo: noi siamo una colonia dell’America, dunque non facciamo le verginelle. La sovranità non ce l’hanno portata via i cinesi, ma gli americani. Una discreta parte di quelli che, nei canali tv, ci mettono in guardia contro il “pericolo cinese”, sono dei sepolcri imbiancati, alcuni a libro paga degli americani. E, poiché sanno che Wall Street si prepara allo scontro con la Cina, cominciano a indossare l’armatura.
Quarto: un’altra discreta parte (non tutti) dei suddetti sepolcri imbiancati, sono a libro paga della Germania e della Francia (cioè di questa Europa), che fanno affari con i cinesi assai più intensamente di noi e non vogliono che noi facciamo altrettanto, portandogli via una fetta del loro mercato. Le cifre lo dicono ampiamente, come ha bene spiegato l’ex ambasciatore italiano a Pechino, Alberto Bradanini, (nell’intervista fatta da Margherita Furlan e pubblicata da Pandoratv, https://www.pandoratv.it/chi-ha-paura-della-cina/…). Essere sovranisti nei confronti della Cina sarà doveroso, ma non contraddice (al contrario) la necessità di esserlo nei confronti di questa Europa franco-tedesca e nei confronti degli Stati Uniti. Dunque, prima di tutto, fuori dalla NATO.
Quinto: non facciamoci ridere dietro da un miliardo e mezzo di cinesi con la pretesa di condizionare i nostri rapporti futuri con loro bilanciandoli con gli squittii sui “diritti umani” che loro non rispetterebbero. Sorrideranno e ci manderanno cortesemente a quel paese. Oppure faranno finta di starci ad ascoltare cinque minuti, per poi passare a discorsi più seri. E, se non sapremo dialogare sulle cose serie, avanzando le nostre proposte, le nostre merci, il nostro know-how, se ne andranno per conto loro. Loro possono scegliere, noi molto meno. In questo momento sono loro a segnare i punti sul grande libro dei conti. E noi dovremmo imparare a calcolare bene i rapporti di forza.

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